
Le ondate di caldo di fine giugno 2026 hanno spinto la domanda di energia elettrica ai massimi dell’anno. Il 23 giugno Terna ha registrato un picco di 55 GW, +15% rispetto a maggio; sei giorni dopo, il 29 giugno, il dato è già stato superato con 58,21 GW, il massimo di tutto il 2026. A Milano il carico cittadino ha toccato 1,52 GW il 24 giugno, il livello più alto dal 2019. Il motivo è sempre lo stesso: milioni di climatizzatori accesi contemporaneamente nelle ore più calde della giornata.
Non è un episodio isolato: i picchi estivi si ripetono ogni anno con la stessa regolarità del caldo – 58,8 GW nel luglio 2023, 56,9 GW nel luglio 2024, 55,5 GW nel luglio 2025 – e tendono a manifestarsi sempre più presto nella stagione, mettendo sotto stress anche le infrastrutture di distribuzione.
Quando la domanda sale, sale anche il prezzo
Il picco di domanda ha una conseguenza diretta sul costo dell’energia: nelle ore serali, quando milioni di condizionatori restano accesi e il fotovoltaico ha smesso di produrre, il prezzo dell’energia sul mercato tende a salire. Il 19 giugno 2026, ad esempio, il prezzo orario è sceso a 0,055 €/kWh nelle ore centrali e risalito a 0,162 €/kWh in serata, nella fascia 20-22. Premesso che la soluzione ideale sarebbe utilizzare l’energia nel momento in cui viene prodotta, questo meccanismo può rendere più conveniente immagazzinarla anziché immetterla in rete quando il suo valore è basso, per poi riacquistarla poche ore dopo quando è più cara.
Il vero nodo è l’orario, non solo la quantità di energia
Un impianto fotovoltaico produce la maggior parte della propria energia tra le 11 e le 15, quando l’irraggiamento è massimo. I consumi domestici, però, seguono un ritmo diverso: salgono nel tardo pomeriggio e restano alti fino a notte, soprattutto nelle giornate di caldo intenso, quando i condizionatori lavorano proprio dopo il rientro a casa, cioè quando i pannelli non producono più.
Senza un sistema di accumulo, l’energia prodotta in eccesso durante il giorno viene immessa in rete, mentre quella consumata la sera viene riacquistata dalla rete. Sono due passaggi separati, entrambi evitabili con una batteria che faccia da ponte tra i due momenti della giornata. Nei casi reali, non è detto che si riesca sempre a immettere energia in rete. In caso di forte produzione e carichi limitati, la tensione di rete tende ad alzarsi e gli inverter possono arrivare a disattivarsi.
Come l’accumulo fotovoltaico aiuta nell’ondata di caldo
Un sistema di accumulo immagazzina l’energia solare prodotta nelle ore centrali e la rende disponibile in serata, proprio quando i condizionatori restano accesi e la domanda di rete è al massimo. L’energia non cambia proprietario: è la stessa energia prodotta dai pannelli, semplicemente usata qualche ora più tardi.
L’effetto sull’autoconsumo è concreto. Per autoconsumo si intende il rapporto fra l’ energia prodotta dall’impianto fotovoltaico e utilizzata direttamente dall’utente. Massimizzare l’autoconsumo è il modo ideale per migliorare la resa economica dell’impianto. Un impianto fotovoltaico senza batteria si ferma tipicamente al 30-35% di autoconsumo, mentre con l’accumulo può arrivare al 70-80%. Per una famiglia che nelle giornate più calde tiene i condizionatori accesi fino a sera, questo significa dipendere molto meno dalla rete proprio nelle ore in cui la domanda nazionale è più alta.
C’è anche un beneficio di continuità: il caldo estremo sta causando guasti e microinterruzioni sulle reti di distribuzione di diverse città italiane, legati al surriscaldamento dei cavi interrati. Un impianto con accumulo, se opportunamente predisposto, può garantire energia ai carichi essenziali anche in caso di disservizio temporaneo.
Il legame con l’indipendenza energetica
L’indipendenza energetica, per come la intendiamo, non riguarda solo la capacità di produrre energia pulita, ma quella di usarla quando serve davvero – senza dover dipendere dagli equilibri della rete nazionale proprio nei momenti di massima domanda. L’accumulo è l’elemento che rende un impianto fotovoltaico potenzialmente capace di coprire il fabbisogno energetico lungo tutto l’arco della giornata, comprese le ore serali in cui si concentrano sia i consumi domestici sia il picco di domanda della rete.
Le ondate di calore, ripetendosi ogni estate con la stessa regolarità, rendono questo tema sempre più concreto: chi ha un impianto fotovoltaico senza accumulo resta comunque dipendente dalla rete anche quando il sistema elettrico nazionale è sotto maggiore pressione.
Quando ha senso valutare l’accumulo fotovoltaico
L’accumulo è tanto più utile quanto più il profilo di consumo si concentra nel tardo pomeriggio e in serata: è esattamente lo scenario delle giornate di caldo intenso. Chi invece consuma prevalentemente nelle ore diurne – ad esempio utilizzando i carichi energivori o lavorando da casa – ottiene già un autoconsumo elevato anche senza batteria, e la valutazione dell’investimento va fatta caso per caso.
Un sopralluogo e un’analisi del profilo di consumo restano il punto di partenza più affidabile per capire se, e come, dimensionare un sistema di accumulo con eventuale funzione di backup sul proprio impianto.