Il decreto attuativo dell’iperammortamento 2026 è stato firmato dal Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Un passaggio molto atteso dalle aziende, perché definisce le regole applicative della misura e permette di iniziare a ragionare in modo più concreto sugli investimenti agevolabili.
Resta un aspetto da precisare: per la piena operatività bisognerà attendere la conclusione dell’iter, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e il successivo decreto direttoriale che aprirà i termini per la presentazione delle istanze. Questo non significa restare fermi, ma iniziare ora a valutare progetti, requisiti e documentazione necessaria, così da arrivare preparati all’apertura della procedura.
Cosa prevede l’iperammortamento 2026
L’iperammortamento 2026 sostiene gli investimenti delle imprese in beni strumentali nuovi, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi.
La misura include anche gli impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, destinata all’autoconsumo.
Questo significa che, accanto agli investimenti in macchinari, tecnologie interconnesse e beni strumentali, possono rientrare anche interventi legati alla produzione di energia rinnovabile per uso aziendale, come gli impianti fotovoltaici e i sistemi di accumulo, se conformi ai requisiti previsti dalla normativa.
La misura prevede una maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto dei beni, con aliquote differenziate in base all’importo dell’investimento:
- maggiorazione del 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro;
- maggiorazione del 100% per investimenti oltre 2,5 milioni e fino a 10 milioni di euro;
- maggiorazione del 50% per investimenti oltre 10 milioni e fino a 20 milioni di euro.
Le soglie si applicano su base annuale e non sull’intero triennio 2026-2028. Questo è un elemento importante per le imprese che stanno pianificando investimenti su più anni.
Decreto firmato: cosa cambia per le imprese
La firma del decreto attuativo segna un avanzamento concreto verso l’avvio della misura. Il provvedimento chiarisce infatti diversi aspetti operativi, tra cui le comunicazioni da trasmettere al GSE, gli obblighi di perizia asseverata e la certificazione contabile degli investimenti.
In altre parole, le imprese hanno già elementi utili per iniziare a impostare correttamente la propria strategia di investimento. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e il decreto direttoriale saranno i passaggi necessari per l’apertura effettiva delle istanze, ma la fase preparatoria può iniziare già ora.
Comunicazioni al GSE: procedura più strutturata
Uno degli aspetti centrali riguarda la procedura di accesso all’agevolazione. Il decreto conferma il ruolo del GSE nella gestione delle comunicazioni e del monitoraggio degli investimenti.
La sequenza prevista comprende:
- comunicazione preventiva, con dati dell’investimento, tipologia dei beni, importo e data prevista di interconnessione;
- comunicazione di conferma, legata anche al pagamento dell’acconto;
- comunicazione di completamento degli investimenti;
- comunicazione dei dettagli dell’investimento, inclusi costi e utilizzo previsto del beneficio;
- comunicazione del piano di ammortamento e delle quote di incentivo utilizzate.
Per le operazioni in leasing, il requisito dell’acconto minimo del 20% si considera soddisfatto con la stipula del contratto e con l’impegno all’acquisto da parte della società concedente.
Perizia asseverata e certificazione contabile
Il decreto conferma anche gli obblighi documentali legati alla misura. Saranno richieste la perizia asseverata sui beni e sulla loro interconnessione, oltre alla certificazione contabile delle spese sostenute.
Non è prevista la possibilità di autocertificazione per gli investimenti inferiori a 300.000 euro. Questo rende ancora più importante impostare fin dall’inizio una documentazione ordinata e coerente.
Per le imprese, quindi, il tema non è solo accedere all’agevolazione, ma preparare un progetto solido, verificabile e correttamente tracciato.
Software in cloud e impianti di stoccaggio
Tra gli aspetti chiariti dal decreto, i software in cloud erogati tramite canoni di abbonamento non risultano inclusi tra i beni agevolabili.
Per quanto riguarda gli impianti di stoccaggio, invece, viene meno il limite inizialmente previsto di 900 euro/kWh. Questo elemento può essere particolarmente interessante per le aziende che stanno valutando investimenti legati a fotovoltaico, accumulo ed efficientamento energetico.
Perché conviene prepararsi ora
Anche se si attende ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l’apertura formale delle istanze, questo è il momento giusto per iniziare a muoversi.
Le imprese possono già:
- valutare gli investimenti previsti;
- verificare la compatibilità dei beni;
- analizzare i requisiti tecnici;
- raccogliere la documentazione necessaria;
- stimare il possibile beneficio;
- pianificare tempi, fornitori e interconnessione.
Arrivare preparati all’apertura della procedura significa ridurre il rischio di rallentamenti e gestire l’investimento con maggiore consapevolezza.
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FAQ sull’iperammortamento 2026
L’iperammortamento 2026 è già operativo?
Il decreto attuativo dell’iperammortamento 2026 è stato firmato, ma per la piena operatività della misura bisogna attendere la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e il successivo decreto direttoriale che aprirà i termini per la presentazione delle istanze. Nel frattempo, le imprese possono già iniziare a valutare gli investimenti, verificare i requisiti e preparare la documentazione necessaria.
Gli impianti fotovoltaici aziendali rientrano nell’iperammortamento 2026?
Sì, la misura include anche gli impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, se conformi ai requisiti previsti. Gli impianti fotovoltaici aziendali e i sistemi di accumulo possono quindi rappresentare un investimento da valutare nell’ambito dell’iperammortamento 2026, soprattutto per le imprese che vogliono ridurre i consumi energetici e migliorare l’efficienza dei propri processi.
Quali investimenti rientrano nell’iperammortamento 2026?
L’iperammortamento 2026 riguarda gli investimenti in beni strumentali nuovi, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi produttivi. Tra gli investimenti da valutare possono rientrare macchinari, impianti, tecnologie interconnesse e soluzioni legate all’efficientamento, se rispettano i requisiti previsti dalla misura.
Quali documenti servono per accedere all’iperammortamento 2026?
Per accedere all’iperammortamento 2026 saranno necessari diversi documenti tecnici e contabili, tra cui la perizia asseverata sui beni e sulla loro interconnessione, la certificazione contabile delle spese e le comunicazioni richieste al GSE. Per questo è importante impostare correttamente la documentazione già nella fase di pianificazione dell’investimento.
Perché conviene prepararsi prima dell’apertura del portale GSE?
Prepararsi prima dell’apertura del portale GSE consente all’impresa di arrivare pronta quando sarà possibile presentare le istanze. Verificare in anticipo la compatibilità dei beni, i requisiti tecnici, i tempi di interconnessione e la documentazione richiesta permette di ridurre il rischio di ritardi e gestire l’investimento in modo più ordinato.